22.11.09 | Equilibri precari

Io, che penso che il primo dovere di ognuno sia capire chi è e cosa vuole. Io, che penso che la ricerca dell’identità personale non può procedere per tentativi. Io, che vedo il mio futuro stretto tra un presente continuo e una transizione costante che non porta mai a niente. Io, che vedo questo scenario solo apparentemente mobile ma in realtà statico da troppo tempo. Io, che ho spesso la sensazione di non andare da nessuna parte, di non avere una direzione. Io, alla continua ricerca di una stabilità, minata dal mio gioco interno di equilibri precari. Io, che a volte vorrei un punto fermo. Io, che non mi ritrovo nelle classificazioni. Io, che credo che le definizioni riducano la complessità a niente. Io, che posso solo conoscere e riconoscere me stessa nel mio non essere perfettamente lineare. Io, internamente stratificata, molteplice, frastagliata. Io, che ho sempre la sensazione di camminare su un filo, sospesa tra opzioni opposte, con la paura di cadere dalla parte sbagliata. Io, che continuo a leggere i miei chiaro-scuro e la mia vita come si legge un libro, cercandovi un senso, un significato. Io, che non riesco a portare maschere, quando tanti invece ne indossano con l’estrema naturalezza con cui si porta una giacca, una seconda pelle. Io, che di pelle non ne sento alcuna e tutto mi passa attraverso e lascia il segno. Io, che non riesco a fingere. Io, che quello che ho in pancia, l’ho sulla bocca. Io, che so di essere fortunata perché la mia vita è ricca di interessi, di stimoli e passioni, di persone che mi vogliono bene, di cui mi posso fidare. Io, che penso che ogni persona abbia una chiave diversa per aprire stanze diverse. Io, che troppe volte in passato ho lasciato aprire porte, girare nelle stanze, devastare quello che di più prezioso c’era dentro, lasciare tutto in disordine. Io, che mi sono detta che non sarebbe più successo. Io, che ho voglia di far entrare qualcuno. Io, che ho voglia di smettere di dire “io” e passare a “noi”.

0 commenti:

Post più recente Post più vecchio Home page

Soundtrack


L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo. Essere laici, liberali, non significa nulla, quando manca quella forza morale che riesca a vincere la tentazione di essere partecipi a un mondo che apparentemente funziona, con le sue leggi allettanti e crudeli. Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società.
(P.P.Pasolini, Il fascismo, ora, "Vie Nuove" 1962)

Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quest'abbraccio e non chiedere altro perché la sua vita è solo sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. Fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante altre volte e poi una volta sarà l'ultima, ma tu dici stasera, adesso, non è già l'ultima volta? Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quando ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua perché se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa questi sono problemi solo tuoi; fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l'amore è niente di più, sei tu che confondi l'amore con la vita.

(P.V. Tondelli, Biglietti agli amici, Biglietto n.8)

Sono passati da qui in:

eXTReMe Tracker


NON MI SI AMA: O MI SI ADORA O SI TROVA NELL'ODIARMI UNA RAGIONE PER VIVERE



Mi piacciono troppe cose e mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.
(J.Kerouac, On the road)


...eppure, nel profondo di me stessa, io sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito...
(E.Hillesum, Diario 1941-1943)



Non si lotta solo nelle piazze, nelle strade, nelle officine, o con i discorsi, con gli scritti, con i versi: la lotta più dura è quella che si svolge nell'intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti.
(P.P.Pasolini, "Vie Nuove" 1961)


Scrivimi

lightbabi[chiocciolina]gmail[punto]com

    All around


    La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
    La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”. In realtà chi sei tu per NON esserlo?
    […] Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicché gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. […] E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
    E quando ci liberiamo dalle nostre paure, la nostra presenza
    automaticamente libera gli altri.
    (Nelson Mandela)

Recent Comments